omelia all’ordinazione diaconale del seminarista nicola galante

omelia all’ordinazione diaconale del seminarista nicola galante

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Capua, Basilica Cattedrale, 28 settembre 2019

Quante volte abbiamo ascoltato questo brano del Vangelo di Matteo che troviamo anche riportato da Luca (6, 2) e – in Marco – solo nella considerazione della folla numerosa che sembra un gregge senza pastore (Cfr Mc 6,34).

L’invito pressante di Gesù: “Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe” diventa una insistente esortazione ma ha nel suo risvolto anche una ammonizione: se non pregate restate senza pastori.

C’è una interessante riflessione di Benedetto XVI tratta dal discorso ai sacerdoti e diaconi a Freising in Germania il 14 settembre 2006, che mi fa piacere proporvi. Dopo aver ribadito che il Signore vuole servirsi di uomini per propagare il Regno, di persone che liberamente e con gioia rispondono “sì sono pronto a diventare tuo operaio per la messe”, aggiunge: “Questo vuol dire anche che non possiamo semplicemente “produrre” vocazioni, esse devono venire da Dio. Non possiamo, come forse in altre professioni, per mezzo di una propaganda ben mirata, mediante, per cosi dire, strategie adeguate, semplicemente reclutare delle persone. La chiamata, partendo dal cuore di Dio, deve sempre trovare la via al cuore dell’uomo.

Carissimi sacerdoti, diaconi, consacrate, seminaristi e fedeli laici qui radunati per pregare – insieme al Vescovo – non solo per Nicola che sta per ricevere l’Ordinazione diaconale ma per tutte le vocazioni sacerdotali e religiose, voi tutti sapete bene che non viviamo un buon momento a causa della profonda crisi vocazionale che anche nella nostra Arcidiocesi si fa sentire con accenti talvolta di una certa gravità. I fedeli delle nostre parrocchie giustamente chiedono un pastore che possa guidarli ma non è sempre semplice rispondere adeguatamente alla loro legittima domanda. È volontà di Dio questa situazione nel momento storico che viviamo? O frutto di una certa superficialità da parte nostra? È una domanda che mi faccio spesso ma non riesco a trovare una risposta. Non dovremmo invece domandarci se preghiamo e se preghiamo bene, come esorta San Giacomo nella sua lettera? (Cfr 4, 2b-3).

Papa Francesco nel messaggio di quest’anno per la Giornata Mondiale di Preghiera per le vocazioni ci ricorda che la scelta di risposta alla vocazione richiede impegno e coraggio: “La chiamata del Signore non è un’ingerenza nella nostra libertà, non è una gabbia o un peso che ci viene caricato addosso. Al contrario, è l’iniziativa amorevole con cui Dio ci viene incontro e ci invita ad entrare in un progetto grande, del quale vuole renderci partecipi….. Naturalmente, abbracciarla richiede il coraggio di rischiare una scelta”.

Fratelli carissimi, stiamo celebrando l’Eucaristia durante la quale con la preghiera consacratoria e l’imposizione delle mie mani come successore degli Apostoli, sarà conferito il Sacro Ordine del Diaconato al seminarista-accolito Nicola Galante ufficialmente presentatomi a nome della Chiesa, dopo la proclamazione del Vangelo.

Tra poco si impegnerà pubblicamente ad esercitare il diaconato con umiltà, a custodire la fede e annunziarla con la parola e le opere, a vivere nel celibato in segno della sua totale dedizione a Cristo, a pregare sempre e bene per conformare totalmente la sua vita a Gesù.

 

Carissimo Nicola, ieri sera nella parrocchia di S. Pietro Apostolo in Portico, durante la Veglia di preghiera in preparazione alla tua ordinazione diaconale, hai presentato il tuo stato d’animo prima di questo momento così importante per la tua vita. Tra l’altro, dopo aver commentato il brano della lavanda dei piedi della quale, molto opportunamente, hai voluto riprodurne l’icona sull’invito e l’immaginetta (ripreso anche sulla copertina del libretto consegnato ai fedeli) utilizzando l’affresco presente nella basilica benedettina di Sant’Angelo in Formis, hai affermato: “Gesù si fa Servo e, come a Pietro, anche a me chiede nella libertà di farmi servo dei fratelli, perché più si è folli di carità, più si arriva a Dio amando gli altri”.

Domani ci celebra la Giornata Mondiale dei Migranti e dei Rifugiati, il Papa nel Messaggio inviato parla di “globalizzazione dell’indifferenza”. Il Vangelo che ascolteremo domani ci presenta la parabola – che certamente tutti ricordate – del  ricco epulone e il povero Lazzaro. Il ricco non fa del male al povero, semplicemente lo ignora, per lui non esiste. L’indifferenza per chi ha bisogno è uno dei mali attuali dell’umanità. Papa Francesco aggiunge: “i migranti, i rifugiati, gli sfollati e le vittime della tratta sono diventati emblema dell’esclusione perché, oltre ai disagi che la loro condizione di per sé comporta, sono spesso caricati di un giudizio negativo che li considera causa dei mali sociali”. Troppe volte abbiamo sentito anche da quanti si professano cristiani “prima noi, poi gli altri”; secondo la logica del Vangelo è il contrario: “Prima chi ha bisogno, poi noi”.

Carissimo Nicola, tieni sempre presente questo impegno a farti servo dei fratelli ora e quando diventerai presbitero, insieme agli altri impegni che hai proclamato di voler osservare vivendo in piena obbedienza alla volontà di Dio. Hai scelto di vivere nel celibato che Paolo VI definiva “Fulgida gemma” che la Chiesa custodisce da secoli (Sacerdotalis Caelibatus,1 del 24 giugno 1967). Custodiscilo anche tu sapendo però che non sempre sarai compreso, ma non devi preoccuparti perché Gesù aveva predetto l’incomprensione. Infatti quando parla agli apostoli del celibato per il Regno dei cieli dice: “Vi sono degli incapaci al matrimonio che sono nati così dal ventre della madre, ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e vi sono altri che hanno rinunziato al matrimonio per il Regno dei cieli. Chi può capire, capisca” (Mt 19, 12).

Le parole finali sono lapidarie “Chi può capire (o chi vuol capire) capisca”.

 

Tra poco diventerai diacono della Chiesa di Capua. Sono certo che hai fatto tue le parole del profeta Geremia riportate nella prima lettura di oggi. Sono quelle di chi deve affrontare un incarico delicato e importante. Il timore di non riuscirci “Non so parlare, sono giovane” trova conforto nella risposta del Signore: “Ecco, ti metto le mie parole sulla bocca”.

Devi tener presente anche la seconda lettura tratta dalla seconda Lettera ai Corinti (Cfr particolarmente 4, 7) che poco fa hai letto. San Paolo riconosce, prima in se stesso, la debolezza e l’incapacità – senza la Grazia di Dio – di custodire il grande tesoro che è il fulgore della Grazia donata, ma anche da comunicare, nei fragili contenitori che siamo noi, vasi di creta.

La fortezza e la stabilità ci vengono solo dal Signore, Lui solo è la nostra forza, la nostra roccia, l’àncora della nostra salvezza.

Nel tempo in cui testimonierai il servizio diaconale continuerai con maggiore entusiasmo il tuo ministero nell’ospedale di S. Maria Capua Vetere in collaborazione col cappellano e nella casa di cura S. Maria della salute. Luoghi di sofferenza e, talvolta, di momenti nei quali può prevalere lo sconforto e la solitudine; sarai sempre vicino ai fratelli provati dal dolore portando il conforto della Parola e dell’Eucaristia e aiutandoli a scoprire la presenza nascosta e consolante del Signore.

Sarai inoltre impegnato nel servizio pastorale nelle parrocchie di S. Maria della Libera e S. Maria della Sanità in Marcianise non escludendo la tua presenza nel Centro Caritas gestito dalle quattro parrocchie. In tal modo ti preparerai bene a ricevere l’Ordine del Presbiterato nel prossimo anno.

La sintesi del tuo diaconato, ma certamente di tutta la tua vita, dovrà essere quella che ti viene presentata nella esortazione finale dopo la preghiera di ordinazione mentre ti consegnerò il libro dei Vangeli: “Credi sempre a ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni”.

Sei divenuto annunciatore ufficiale del Vangelo: tutti i fedeli comprendano che sei veramente convinto di quello che annunci, che trasmetti fedelmente e solo quanto ti è stato consegnato dalla Tradizione Apostolica che continua nel Magistero della Chiesa, in profonda unione e ubbidienza al Sommo Pontefice e al tuo Vescovo, manifestando ogni giorno che sperimenti realmente quello che predichi agli altri.

 

Carissimi fratelli, mentre ci impegniamo a pregare per Nicola e il suo ministero, non dimentichiamo mai – tutti i giorni – di pregare per le vocazioni sacerdotali e religiose; e se nelle nostre famiglie sorgesse il germe di una vocazione, non soffochiamolo con l’indifferenza ma, con l’aiuto di Dio, prima verifichiamone la solidità e poi, cominciando un primo discernimento proprio nell’ambito familiare, accompagniamo la crescita del seme fino alla sua maturazione.

Che in tanti giovani il Signore accenda l’entusiasmo e la gioia di annunciare il Vangelo.

✠ Salvatore, arcivescovo

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