omelia alla celebrazione eucaristica nella solennità di san roberto bellarmino

omelia alla celebrazione eucaristica nella solennità di san roberto bellarmino

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Capua, Basilica Cattedrale, 17 settembre 2019

Carissimi, sacerdoti, diaconi, religiose, seminaristi e fedeli laici tutti, nella solennità di San Roberto Bellarmino inauguriamo, con la celebrazione eucaristica che ci vede radunati da ogni parte della nostra Arcidiocesi, il nuovo anno pastorale. È, come sempre, un momento di Grazia perché nell’ascolto della Parola del Signore e nella preghiera unanime insieme al Vescovo, apriamo il cuore alle ispirazioni dello Spirito e chiediamo la forza per essere testimoni di una fede vissuta nella fedeltà mai stanchi di manifestare a tutti, nonostante le nostre incapacità, il dono grande che riconosciamo di aver ricevuto dal Signore.

L’esortazione di San Paolo a Timoteo nella seconda lettura di oggi deve incidere non solo nella vita di coloro che sono successori del giovane collaboratore dell’Apostolo – i Ministri ordinati – ma anche in quella di tutti i battezzati, i fedeli laici chiamati a costruire il Regno di Dio nel mondo.

L’Apostolo invita Timoteo – più esattamente dice “ti scongiuro” – ad  annunciare la Parola, a insistere al momento opportuno e non opportuno, ad ammonire, rimproverare, esortare con un’apertura del cuore grande nell’insegnamento (Cfr 2Tm 4, 2). Cioè non stancarsi mai, vivere l’apostolato con generosità e grandezza d’animo. Sant’Agostino, commentando questo passo e riferendosi particolarmente ai pastori – Vescovi e Sacerdoti – chiamati a recuperare chi si è allontanato dalla retta fede scivolando nell’eresia, usa espressioni piene di affetto: «Io insisto: sono importuno tu vuoi smarrirti, tu vuoi perderti, io invece non voglio. Se non vuoi il fastidio di dovermi sopportare, non sperderti, non smarrirti” (Discorso sui pastori, 46,14).

Quanto S. Agostino dice a se stesso e ai pastori del gregge penso sia applicabile a tutti i fedeli laici, a voi che collaborate con impegno e dedizione alla crescita della Chiesa anche nel recuperare quanti si sono allontanati, spesso non dalla Fede ma dalla pratica religiosa, talvolta anche per la precarietà delle loro convinzioni che possono venire fortemente scosse dalle tribolazioni e, talvolta, dal nostro cattivo esempio.

Papa Francesco, nel suo incessante e infaticabile impegno al servizio della Chiesa Universale, sperimenta quotidianamente questo insistere, ammonire, rimproverare, esortare.

Un insistere denso di soddisfazioni per il riscontro di affetto e devozione sincera di tanti cattolici e non cattolici come abbiamo visto recentemente nella visita apostolica in Mozambico, Madacascar e Isole Mauritius, ma anche non privo di incomprensioni e commenti ingenerosi quando le sue parole toccano punti sensibili degli interessi delle potenti lobby come, ad esempio, quelle del mercato delle armi, dello sfruttamento senza rispetto dell’ambiente e delle risorse di tante nazioni. Questi gruppi organizzati di pressione che in maniera subdola cercano di condizionare i legittimi governi dei paesi – specialmente quelli in via di sviluppo – per i propri interessi, calpestando coscientemente i sacrosanti diritti delle persone, non sopportano le parole del Papa in difesa dei più deboli.

All’incontro con le autorità e il corpo diplomatico a Mauritius ha fortemente ribadito la necessità di eliminare la tentazione di un modello economico idolatrico che sacrifica vite umane e ambiente alla sola redditività.

Anche da noi il rispetto dell’ambiente, certamente tutelato dalle leggi ma spesso non sempre sotto controllo, richiede un’attenzione e un impegno maggiori.

I sei vescovi della Campania, le cui diocesi sono interessate da fenomeni malavitosi che provocano disastri ecologici e morti non sempre collegate, le cosiddette “terre dei fuochi” si incontrano regolarmente, fuori dai clamori della stampa, da soli o con i responsabili della tutela del territorio. Nell’ultima riunione del 7 settembre scorso ci si è interrogati: rispetto all’ambiente noi cosa altro possiamo fare? Solo stimolare le istituzioni, o impegnarci come cristiani in prima persona? Come sensibilizzare i nostri fedeli? Come sostenere quanti, anche non appartenenti alla Comunità ecclesiale si impegnano per questo? Anzitutto educando a diventare noi custodi del creato come leggiamo nel primo libro della Bibbia, la Genesi (Cfr Gn 1,26-31).

 

In questa visuale è da inquadrare il prossimo Sinodo per l’Amazzonia (6-27 ottobre) che è stato fortemente voluto dal Santo Padre nell’ambito del mese di ottobre, tradizionalmente dedicato all’animazione missionaria che quest’anno, sarà “straordinario” non solo per la concomitanza col Sinodo ma anche per il rilancio di un impegno maggiore di tutte le Chiese locali per conoscere maggiormente le missioni, essere coinvolti nel sostegno, diventare anche noi – sempre più – missionari nel nostro ambiente. Qualcosa già si fa, anche nella nostra Chiesa locale, ma forse non abbastanza.

Papa Francesco ci ricorda che “La Chiesa è missionaria per natura; se non lo fosse, non sarebbe più la Chiesa di Cristo, ma un’associazione tra molte altre, che ben presto finirebbe con l’esaurire il proprio scopo e scomparire” (Messaggio del S. Padre per la Giornata Missionaria Mondiale 2019).

Quante volte ci ha stimolati a comprendere la completa diversità di due concetti che talvolta possono confondersi nell’idea di missione: proselitismo e testimonianza.  Il Sommo Pontefice spesso ha affermato che i cattolici non sono chiamati a impegnarsi nel fare proseliti, cioè tentare di aumentare il numero dei battezzati, ma ad essere testimoni annunciando con la vita il Vangelo. Sempre nel Messaggio per la 91a Giornata Missionaria il Papa insiste: “La vita divina non è un prodotto da vendere, ma una ricchezza da donare”: ecco il senso della missione”.

La chiamata vera, quella interiore che può portare al Battesimo coloro che non sono cristiani, o riavvicinare quanti si sono allontanati, non passa attraverso il controllo delle percentuali dei credenti, ma viene trasmessa soprattutto mediante una vita coerente alla Parola del Signore. È sempre Dono-Grazia di Dio che si serve degli uomini deboli e peccatori, ma che in questo diventano strumenti della Grazia. La consonanza – e questa è la cosa più importante perché una testimonianza sia trasparente e credibile – l’identità tra la fede proclamata e la fede vissuta è il vero strumento dell’annuncio.

È evidente ed emerge chiaramente dal brano evangelico oggi proclamato: “non chiunque mi dice: «Signore, Signore» entrerà nel Regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” dice Gesù. Fare la volontà del Padre permette la conversione del cuore, ci aiuta a cominciare la costruzione del Regno sulla terra e ci fa entrare nel Regno dei cieli.

 

Per l’Ottobre missionario straordinario sarà necessario promuovere, non solo a livello diocesano ma anche foraniale e parrocchiale, diverse iniziative per vivacizzare nelle singole comunità il senso di Chiesa che annuncia.

Innanzitutto utilizzare i sussidi delle Pontificie Opere che sono già disponibili nelle parrocchie. Ricordare che il 17 ottobre, in preparazione orante alla Giornata Mondiale, siamo chiamati a partecipare alla Veglia di preghiera alle ore in 20 Cattedrale.

Anche la Mostra missionaria “Agli estremi confini” che avete visto esposta nella cappella di S. Giuseppe (troverete nel nostro settimanale Kairos distribuitovi o da ricevere ancora alla fine della Messa, una sua presentazione e, insieme, un invito a utilizzarla in tutto o in parte nelle parrocchie non solo nel mese di ottobre). Sono inseriti anche 4 pannelli sulla missione in Amazzonia preparati da don Carlo Iadicicco, un nostro sacerdote che è stato missionario fidei donum in Perù per circa 40 anni. Ha scritto un bel libro “La foresta dei sogni umani” che ci aiuterà a entrare nel mondo della missione alle genti. Cercheremo di farlo stampare entro dicembre. Oltre ai sacerdoti, religiosi e diaconi non riusciremo a darlo a tutti, ma qualche copia disponibile per gli Istituti religiosi e per ogni parrocchia cercheremo di inviarla, come anche consegnarla ai responsabili dei movimenti.

 

Il Papa ha indicato come tema: “Battezzati e inviati: La Chiesa di Cristo in missione nel mondo”. È quanto dicevamo prima commentando brevemente il brano di Paolo a Timoteo: annunciare il Vangelo. Se siamo battezzati siamo anche inviati a testimoniare e trasmettere la fede con coraggio, convinzione ed entusiasmo sempre, in ogni occasione e luogo, insistendo in ogni momento opportuno, ma che talvolta potrebbe sembrare inopportuno  secondo la logica del mondo.

Per tentare di rispondere all’invito del Papa per una Chiesa in “perenne uscita”, faremo nostra l’idea portante della sua prima Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium.

L’Azione missionaria è il paradigma di ogni opera nella Chiesa”; la frase tratta dal N. 15 dell’Esortazione, dovrà essere il canovaccio sul quale potrà svilupparsi la nostra formazione in quest’anno nel quale vorremmo coniugare l’ultimo verbo del Convegno di Firenze: annunciare.

Potremmo impegnarci in una approfondita rilettura dell’intero capitolo primo della Evangelii Gaudium che “tratteggia il volto di una Chiesa missionaria ed estroversa”… “una Chiesa in uscita ma con una direzione ben precisa, simile al cammino del Padre verso il figlio prodigo” (Mons. Semeraro, Introduzione alla E. G. 24 novembre 2013).

Anche nella Scuola di formazione di base quest’anno si potrebbero inserire percorsi che riprendano i temi dell’Esortazione Apostolica. Lunedì 14 ottobre chiusura del precedente triennio con la consegna dei diplomi di partecipazione e l’inaugurazione, del nuovo triennio con una lectio brevis tenuta da Don Michele Autuoro, già direttore dell’Ufficio nazionale per la cooperazione missionaria e della Fondazione Missio.

 

Chi desidera parteciparvi lo chieda al parroco che lo presenterà ai responsabili con un modulo già consegnato alle parrocchie.

Quanto detto circa la formazione diventa necessario per risvegliare la consapevolezza di una vitalità missionaria da non esprimersi solo nel prossimo mese straordinario di ottobre. Andare oltre.

Le diverse proposte di formazione permanente offerte dalla diocesi ve le presenteranno i vostri parroci, ma dovranno essere affiancate, seguendo lo stesso tema dell’annuncio, anche dai gruppi, movimenti, associazioni, che lo devono calare nello specifico del loro carisma; tuttavia non si potrà mai prescindere dalla fondamentale fisionomia missionaria della Chiesa: Battezzati, quindi Inviati. I catechisti nelle parrocchie, gli operatori nei nostri oratori che in diocesi pare stiano crescendo, gli insegnanti di religione nelle diverse Scuole statali dovranno sentirsi investiti ancora di più del grande compito dell’annuncio.

Il lavoro della Consulta per l’apostolato dei laici per coordinare è lodevole. La scorsa settimana abbiamo parlato di questo: la Consulta si impegnerà non tanto per organizzare nuovi eventi, ma nello stimolare l’esperienza delle singole realtà perché si cammini insieme.

Comprendiamo la necessità di renderci disponibili a coniugare annuncio come missione in un mondo che sembra voglia fare a meno di Dio?

Per realizzare questo progetto sarà necessario lasciarci inondare dalla forza dello Spirito Santo. Ci aiuta la riflessione ispirata dell’autore sacro del libro della Sapienza, di cui come prima lettura abbiamo ascoltato un piccolo brano: “Pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito di sapienza… nelle mani di Dio siamo noi e le nostre parole, ogni sorta di conoscenza e ogni capacità operativa”.

 

Concludo con una bella notizia e un invito. Sabato 28 settembre alle ore 19 in Cattedrale, il seminarista Nicola Galante, candidato all’Ordine del Presbiterato, sarà ordinato diacono. Siete tutti invitati a pregare con noi, per la nostra Chiesa locale, per la dedizione fedele dei Ministri ordinati, per la “profezia” delle consacrate, per l’impegno di tutti i fedeli laici nell’annuncio missionario e per Nicola che ha scelto di stampare sulla immaginetta-ricordo l’icona di Gesù che lava i piedi ai discepoli.    Chiediamo al Signore che quanto riportato nella citazione di Giovanni 13,15: “Vi ho dato l’esempio perché anche voi facciate come io ho fatto a voi”, con l’aiuto di Dio possa realizzarlo da sabato 28 nel suo servizio diaconale e, quando sarà ordinato presbitero, in quello di sacerdote.

✠ Salvatore, arcivescovo

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